Il milione (terza parte). Ma non lo vedi che è un vecchio?

Il milione (terza parte). Ma non lo vedi che è un vecchio?

Breve riassunto delle puntate precedenti: Alex aveva fatto i soldi in maniera illegale e gli amici erano scontenti della sua felicità per cui lo avevano obbligato ad offrire cene a rotta di collo fin tanto che non sarebbe ricaduto in disgrazia. La disgrazia era il suo posto e lì doveva stare. Tra gli amici c’era il grande Met, un uomo schivo e privo di invidia. Aveva combattuto il suo Vietnam ed era tornato illuminato.

Durante la serata Met si era allontanato dalla banalità di Alex e gli altri inutili avventori e aveva intrapreso il suo cammino.

Alex era incredibilmente tornato a casa dopo una serata delirante. La macchina, che la ditta gli aveva fornito per lavorare e non per andare in giro a cazzeggiare, era un porcile e puzzava di morte. Il Veneziano aveva fumato canne di continuo per tutto il tragitto. Non solo aveva appestato gli interni ma aveva riempito i sedili di cenere perché, nonostante fossimo ad agosto, era troppo freddo per tirare giù i finestrini, a suo dire. Inoltre, la macchina piena di fumo evocava al Veneziano dolci ricordi di infanzia quando lo zio Argeo lo portava alle terme della Fratta, nella stanza della nebbia, per curare le frequenti bronchiti di cui entrambi soffrivano.

Argeo era un toscano che non bestemmiava ma aveva un debole per la pornografia. Per la settimana di cure termali si appoggiava a casa del Veneziano e portava con sé decine di riviste porno che puntualmente lasciava in giro per tutte le stanze. Si masturbava continuamente e invitava il nipote a fare altrettanto: “Masturbati Francesco, domani sarai un uomo migliore.” “Ma zio, io ho solo 9 anni!” “Appunto! Datti una mossa, coglionazzo! Alla tua età avevo raggiunto una tale dimestichezza che riuscivo a menarmelo con la sola forza del pensiero”.

Ma non perdiamo di vista il filo della storia: erano le 4 di notte, Alex era rientrato a casa e aveva provato a richiamare Met. Niente, il telefono era ancora staccato. Alex iniziava ad essere seriamente preoccupato ma doveva terminare una puntata di “Ho vissuto con un killer”, serie che ultimamente lo appassionava più delle sorti di Met. Inoltre, Met se l’era sempre cavata, persino quella volta che Graziadio l’aveva rincorso davanti alla Bussola per menarlo, per cui se la sarebbe cavata anche quel giorno.

Alex si svegliò a pomeriggio inoltrato, com’era solito fare. La moglie era ormai stufa di riprenderlo e aveva ceduto alla rassegnazione. Aveva mal di testa da alcol e le narici intasate di fumo passivo del Veneziano. Si tirò su da letto e si diresse in bagno. Un altro tratto caratteristico di Alex, che la moglie detestava, era il modo in cui si lavava la faccia: si chinava sul lavandino, apriva il rubinetto e si tirava l’acqua in faccia a due mani, emettendo grugniti; era più l’acqua che finiva in terra che quella che finiva sul volto. Il bagno dopo le sue abluzioni sembrava una piscina. La moglie gli smadonnava dietro perché Alex non si curava neppure di asciugare. Lui non rispondeva alle provocazioni e scendeva puntualmente in salotto ad accendere youtube, la sua droga quotidiana. Ogni mese andava in fissa con un personaggio disagiato: questo era il mese di Giampietro Manenti, un bugiardo seriale che per qualche tempo era salito alla ribalta della cronaca per aver acquistato il Parma Calcio alla cifra simbolica di un euro.

Quel pomeriggio, però, youtube passò in secondo piano perché si preoccupò di conoscere che fine avesse fatto Met. Accese il telefono e aspettò la ricezione dei messaggi su whatsapp. Il cugino Balu aveva atteso Met sino alle tre di notte, poi non vedendolo arrivare se ne era tornato a casa con le pive nel sacco. Qualcuno era andato persino a suonare il campanello di casa ma sembrava che Met non fosse mai rientrato alla sua abitazione. Met era sparito nel nulla e nessuno aveva più avuto notizie di lui.

La domenica mattina il Veneziano si alzò di buona lena per la corsetta settimanale. Ascoltò un podcast motivazionale di Aldo Rock e poi uscì di casa gasato. Mentre correva si immaginava di essere un campione che vinceva le competizioni e, assorto nei pensieri, sollevava le braccia in segno di vittoria ed emetteva gridolini di gioia. A vederlo da fuori sembrava un ragazzo che aveva smarrito il suo amministratore di sostegno. Si diresse verso le strade di campagna che portavano verso Faenza e vide in lontananza un signore anziano che procedeva con passo incerto. Quando fu a pochi metri da lui, smise di pensare ai sogni di gloria e si concentrò sullo strano signore: era ricoperto di polvere e gli occhi erano infossati. La sclera oculare era di color giallo e non bianca, segno di malessere o malattia. L’anziano guardava fisso in direzione Faenza e aveva una bavetta bianca ai bordi della bocca, come se fosse disidratato o avesse parlato a lungo.

Il Veneziano ebbe un mancamento quando si accorse che l'anziano era in realtà Met. Come era possibile? Come aveva fatto ad invecchiare in quel modo e cosa gli era successo negli ultimi 3 giorni?

“Met! Met! Cosa fai qui? Sono tre giorni che non sappiamo nulla! Cosa cazzo hai combinato?”

Met continuava a fissare il vuoto e si sforzava di aprire la bocca impastata ma uscivano solo suoni incomprensibili.

“Met mi stai facendo preoccupare. Chiamo un’ambulanza e ti faccio venire a prendere?”

Puzzava di liquore e aveva le mani completamente graffiate come se fosse caduto più volte in una foresta di rovi o avesse lottato contro un branco di gatti randagi.

Ad un certo punto sembrò destarsi dal profondo stato di incoscienza e riuscì a parlare “No, sto bene, sto andando a casa.”

“Ma dove a casa che sono tre giorni che non ti si vede!!!Che cosa ti è successo??”

“Sto bene, adesso vado a casa.” disse con difficoltà Met e riprese a camminare lentamente.

“Met casa tua è da tutta altra parte! Signore Iddio tu non stai bene!”

“Lo so” rispose Met, si voltò indietro e invertì la direzione.

Il Veneziano rimase impietrito, senza il coraggio di fermare il delirio di Met. Lo vide allontanarsi e perdersi all’orizzonte, fagocitato dalla polvere e dalla pazzia.

La settimana scorreva lenta e Steve portava Arturo a cacare nelle aiuole del parco, come era solito fare ogni mattina. Passò dal parcheggio del museo di San Domenico e notò con sorpresa la macchina di Met parcheggiata correttamente dentro le strisce con due dita di polvere sulla carrozzeria.

Met, il grande Met, che da quella fatidica sera non si era fatto più sentire con nessuno. Se si fosse trattato di uno normale, sarebbero già state avviate le ricerche per persone scomparse, ma stavamo parlando di Met. Met era un nichilista e non amava troppo le manifestazioni del sé che affollavano i tempi moderni. Tecnologia, social e cellulari erano un nemico dal quale stare alla larga. Met era quello che, durante un ritrovo di amici, se gli girava il cazzo, in silenzio se ne andava. Non forniva spiegazioni e gli amici si erano rassegnati, come la moglie di Alex.

Accovacciato a fianco della macchina, seduto sul marciapiede, c’era un signore anziano tutto impolverato. Arturo tirò il guinzaglio in direzione dell’uomo, come se avesse sentito odore di cagna. Steve trattenne a fatica l’impeto del cane e gli bestemmiò addosso. Arturo pisciò sulla ruota della macchina di Met e andò a leccare le mani dell’anziano che accolse il cane con dolcezza.

“Mi scusi” disse Steve “Di solito non è così esuberante con gli estranei”. L’uomo carezzava il cane e non rispose. Steve strattonò Arturo e si allontanò pensando che il mondo è pieno di svitati.

Nello stesso istante, la chat di whatsapp dava notizia di un Met avvistato nella campagna faentina. Il Veneziano aveva scritto che Met era irriconoscibile, invecchiato e non più lucido. L’aveva incontrato durante una corsa ma era stato colto alla sprovvista e non aveva avuto la prontezza di fermarlo e riportarlo alla realtà.

Steve lesse il messaggio ed ebbe un sussulto. Si girò di scatto e guardò indietro: la macchina di Met era ancora lì ma l’anziano signore era sparito.

Possibile che quell’individuo fosse stato Met??

 

estasi del veneziano

 

Fine terza parte

 

di Evangelista

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