Rudy il barbone va a Sanremo

Rudy il barbone va a Sanremo

Era un normalissimo mercoledì mattina e Rudy il barbone se ne stava seduto sul marciapiede a canticchiare una delle sue solite canzoncine:
È l’ape pia,
Che col suo miele ci dà l’energia,
Ci protegge dal male,
Senza bisogno del codice fiscale!
L’ape pia…
Ebbene nello stesso istante, sul lato opposto della strada, il signor Claudio Conti Amedeo usciva da un raffinato bar insieme ai suoi collaboratori dopo aver discusso su importanti questioni e CREDETEMI quando vi dico che la parola “adirato” non bastava per descrivere il suo stato d’animo.
«Ma maledizione! Mi state dicendo che manca meno di una settimana all’inizio del Festival e ci troviamo senza un concorrente perché si è “dimenticato” di avere una riunione di condominio!?»
E proprio mentre uno dei collaboratori stava per dare un’inutile ipotesi di rimedio, qualcosa bloccò di colpo Claudio Conti Amedeo: era una voce, una voce brutta e stonata (ma piacevole) che gli ricordava vagamente la sua gioventù e i lunghi pomeriggi passati nella parrocchia a cantare canzoni con i propri compagni…
È l’ape pia,
Gialla e nera come una matita,
Se ti punge fai AI!
AGLIA-AGLIA-AGLIA-AGLIA-AGLIA-AGLIA-AGLIAAGLIA- AGLIA-AI!
L’ape pia…
Si guardò intorno cercando di capire da dove provenisse quel suono celestiale e finalmente lo vide, vestito come uno straccione. Claudio Conti Amedeo non ci pensò due volte, si diresse verso lo sconosciuto con intenzioni ben precise.rudy barbone«Come ti chiami figliolo?» chiese con la sua voce profonda.
«È l’ape p… Eh? Ah, Rudy.» rispose il barbone.
«Che bellissimo nome. E dimmi Rudy…»
posandogli una mano sulla spalla
«Ti piacerebbe partecipare ad una gara musicale?»
5 giorni più tardi…
Ed eccolo là Rudy, dietro le quinte di Sanremo, in attesa di essere annunciato.
Dobbiamo ammettere che c’era parecchia confusione nella testa del barbone, del resto come biasimarlo? Era accaduto tutto così di fretta: aveva passato le ultime ventiquattr’ore a vagare di sala in sala per parlare con tizi mai visti, a mangiare pietanze dall’aspetto orribile e a ricevere scatti da fastidiosi fotografi con le loro macchine infernali, il tutto senza riuscire a darsi una rinfrescata alla sua fontana preferita o poter indossare il suo vestito migliore da barbone perché «DOVEVA APPARIRE COME REALMENTE ERA!» o almeno così aveva detto il signor Claudio Conti Amedeo. Rudy, dal canto suo, aveva chiesto in cambio solo una cosa: un nuovo cartone dove poter dormire siccome quello vecchio cominciava a puzzare di umidità.
D’un tratto dal palco la voce di Claudio Conti Amedeo riecheggiava:
«Con musica e testo di Rudy il barbone, “L’Ape Pia”.
Dirige il maestro Beppe Beppicchio, canta Rudy il barbone.»
Poi qualcuno, un tecnico probabilmente, diede una spintarella a Rudy che in un battibaleno si ritrovò solo davanti ad una moltitudine di persone ben decise a fissarlo.
Permettetemi di spiegarvi: sarà stato quel gran bulirone di emozioni o il vedere tutti quei bacucchi e battone in ghingheri con gli occhi puntati su di lui, oppure i fari così accecanti e calorosi, o magari il pesce crudo avvolto in delle foglie che aveva assaggiato poco prima ma… la sola cosa che riuscì a fare Rudy in quel momento fu… vomitare.
E vomitò, vomitò, vomitò e ancora una volta vomitò! Vomitò come mai un altro essere avesse fatto prima, vomitò talmente forte che persino la sesta fila riuscì a beccarsi qualche spruzzo in faccia, vomitò il mondo!
Una volta cessati i conati, tra rantoli e bestemmie, Rudy scese lentamente dal palco puntando l’uscita e, passando per la corsia centrale che taglia il pubblico, l’intero teatro poté udire le tre parole che uscirono dalla sua bocca:
«Schifo mi fate.»

di Nessuno the Kid