Moana Lux: il gelato per futuri uomini veri

Moana Lux: il gelato per futuri uomini veri

Che cos’è la felicità? Senza troppi giri di parole, intendo la felicità in sintesi.

Forse puoi riuscire a rispondere se provi a collegarla al piacere, a qualcosa che ti dia gusto fare, avere, essere, pensare. A qualcosa + un verbo riflessivo, insomma. moana luxPer esempio se sei un operatore dell’ANAS la felicità potrebbe essere la birra gelata da bersi al bar a fine giornata; se sei un impiegato toscano la felicità ha le fattezze delle ferie da godersi a Follonica (ricorda: sei un impiegato, non ha senso puntare all’Argentario. Per essere felici occorre senso della misura); se sei un cinnazzo adolescente in odor di prima sega è ovvio chi/cosa vorresti farti per essere felice: si, vero? O nooo?
Qualsiasi cosa sia la felicità, comunque, è qualcosa che passa. Viene al momento giusto, va via sempre troppo presto. Poi diventa nostalgia. E la cosa che mi manda più in bestia della felicità è che, una volta andata, non la riesci più a descrivere. E infatti spiegare cosa sia non è possibile, non senza scendere a compromessi notevoli tra verità e rappresentazione.
Oppure, ma più raramente, comprendi che la felicità è tornata per vie completamente sconosciute e imprevedibili, per un miracolo sinestetico, una sorta di flashback polisensoriale fatto di stimolazioni nuove ma misteriosamente equipollenti ad altre passate. Non sai perché ma ti trovi in una situazione in grado di risvegliare lo stesso, globale, piacere che avevi provato tanto tempo addietro.
E’ difficilissimo, ma potrebbe capitare anche a te: mentre cammini tra le corsie di un discount rumeno, sospeso tra il cirillico vociare delle etichette e lo sguardo perplesso ma compiaciuto del commesso; mentre il treno dei tuoi anni viaggia sereno verso il 40esimo kilometro; proprio in quel momento potrebbe davvero succederti che, senza preavviso o apparente ragione, ti parta il durello.
Felicità. Nell’immaginario semplice e ormonale dei virgulti di italica speme, ha spesso baldanzose sembianze falliche. Da che mondo e mondo la gioia acritica in purezza prevede la migrazione del traffico arterioso dal cervello all’uccello. E’ quindi del tutto normale che il primo organo a percepire la presenza di un tunnel spazio-temporale tra felicità passate presenti e future sia per l’appunto la uallera.
In questi casi, tra l’altro, il pinnacolo si trasforma in una sorta di sonda-vettore la quale, seguendo il principio del metal detector, conduce all’orizzonte degli eventi, il buco nero da cui proviene la gioia perfetta. Ed è proprio seguendo willy che finalmente il motivo della mia felicità rimembrata (è il caso di dirlo), si palesa: a splendere di lussuria all’’interno del refrigeratore ci sono 3 scatole intere di Moana Lux, l’imitazione rumena del magnum.
Ora, questo gelato potevano chiamarlo Ilona Lux, o Eva Lux, ma l’hanno chiamato Moana: se non è un tributo alla supere creatività e creanza italica questo... L’incarto nasconde tre gusti: cioccolato, vaniglia, cocco. Come una falena selettiva scarto il cocco (che mi è sempre stato sui coglioni) ma volo ebete verso il cioccolato e la vaniglia. Pago in fretta e in un’atmosfera di sogno vado alla prova del gusto.
Il sapore mi riporta alla gioventù, quando ancora si potevano usare gli scarti industriali dell’indotto automobilistico per colorare i gelati (chi ha detto gusto Puffo?). Un fiume di ricordi scorre nella mente: il cornetto davanti ad Odeon TV, i programmini osé sulle reti locali, e un unico pensiero fisso: un irripetibile sabato del villaggio in salsa hard. Non c’era davvero altro a cui pensare sul serio, tutto era bellezza o attesa di bellezza.
E’ mentre mi trastullo in quella sensazione che, purtroppo, sento gocciolare. Sono i ricordi che si sciolgono come Moana Lux, indubbiamente il gelato dalla costante ebullioscopica più improbabile della storia. Dopo la prima leccata la grassa di cacao comincia a frantumarsi come i sogni di Bastian ne La Storia Infinita 2 (sequel tra i peggiori dell’ingloriosa storia dei sequel). Ma tu vuoi provare a trattenere il sapore di felicità che scivola via. Resti li, non scappi. Non tu. E’ lei, la fottuta felicità che se ne va ancora.
Federico Guglielmo Necci dice che la felicità a volte ritorna: “ogni piacere vuole eternità, vuole profonda, profonda eternità!”.

Qualcuno dice anche che Moana sia ancora viva.

Moana, Lux.

di Kuzzo Yanez