Thick as a...


Il Range Rover Sport nero percorse sgommando a tutta birra l’ultima curva in saliscendi, Paul Weller e i “suoi” Style Council a tutto volume gli stavano ricordando “WELL, WE’RE GONNA SHOUT TO THE TOP” quando i fari allo xeno illuminarono il cartello stradale “WELCOME TO COLLINHILL”.
L’inverno era alle porte e la collina circostante era imbiancata dalla prima spruzzata di neve che gli stivaletti “beatles” Santoni di Thomas Adell calpestarono scendendo dal SUV parcheggiato proprio di fronte al bistrot “LOUIS THE MOUSTACHE”.
Entrò mentre una elegantissima “So What” di Miles Davis risuonava soffusamente in sottofondo e, senza salutare nessuno, voracemente concentrato sullo schermo del suo IPHONE X, attraversò il locale ed andò a sedersi al solito tavolo in fondo alla sala con vista panoramica.
Era in orario quasi perfetto, di Nicholas White, invece, ancora nessuna traccia.
“Spero che quel cacasotto di Nick non mi dia buca anche stavolta” pensò “dobbiamo assolutamente definire i dettagli per strutturare il processo di partnership fra l’Hersey’s Bar ed il Sherafon Milk Bar, l’integrazione verticale fra i business è perfetta, il successo sicuro, creando un monopolio di fatto nel settore dei pubblici esercizi, e, quindi, le provvigioni altissime per noi advisor”.
I minuti sull’Audemars Piguet Royal Oak passavano lenti, scanditi dal nervoso ticchettio del porta biglietti da visita Mont Blanc sul tavolo, quando lo smartphone si illuminò per un whatsapp di Nicholas White che recitava “Really Sorry Thomas, il ghiaccio riscontrato fin dalle prime curve impedisce alla mia MERCEDES GT di salire a Collinhill in sicurezza.
Ci aggiorniamo”.
“Numi Defecanti!” imprecò Thomas con un sospiro “quell’escremento accidioso, come temevo, mi ha fottuto ancora, o ha trovato un acquirente migliore per il Sherafon o se la starà passando con qualche troietta raccattata al golf club e la cosa non mi aggrada in entrambe le ipotesi, Cribbio!!!”.
Alzando il capo incrociò lo sguardo con quello di Louis che stava sopraggiungendo per l’ordinazione con il solito modo guascone...“Buonasera Mr. Adell, how are you?” Con fare sdegnato, Thomas, toccando con insistenza il collo del lupetto in puro cachemire Loro Piana indossato sotto l’abito in tweed Kiton Napoli, replicò sprezzante “Pregiatissimo Louis, sa che mia nonna é vissuta quanto Gillo Dorfles, eh? E sa quanti cazzo di anni sono vissuti, eh? 107! E sa il perché? Beh, se non lo sa, glielo dico io, perché hanno fatto entrambi della più assoluta riservatezza e discrezione il loro modus vivendi!”. thick as a
Louis rimase interdetto e, prima ancora che potesse profferire parola, Thomas, che stava distrattamente consultando la pagina “Carta del Giorno” del Menù, proseguì “Stasera voglio provare un Somarello in umido su sottofondo di quinoa con salsa di ribes e riso basmati mantecato al curry, il tutto accompagnato da un cabernet Sauvignon “Omnia Ora” della cantina De Cupis”.
Dopo che Thomas aveva invitato il povero Louis a condividere con lo staff per il dopo servizio le 3 diverse bottiglie stappate che, a detta sua, “sapevano di tappo”, arrivò l’agognata portata il cui impiattamento era a dir poco impeccabile.
Thomas, dopo aver maneggiato con maestria le posate design Philippe Starck sulle fettine di carne sapientemente disposte ed aver a malapena masticato il primo boccone, schioccò le dita per chiamare Louis e commentò con sussiego “Pregiatissimo Louis, se non vado errato, avevo poc’anzi ordinato una pietanza a base di somaro e non del triviale legno di cui era forse composto il calesse che codesto malcapitato capo di bestiame trainava con fatica prima di essere tristemente avviato al macello”...
Louis prese a sè il piatto con noncuranza e si allontanò sorridendo e fischiettando soffusamente l’aria di una nota canzone dei Jetro Tull: THICK AS A...SUMAR.

di Guz

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