La statistica delle pere


Era il periodo dell’università. Periodo di grosso cazzeggio e pochi pensieri. Non pensavo tanto neppure alla fica.
Un giorno un compagno mi propose di andare a studiare a casa sua con altri ragazzi. Io odiavo studiare in compagnia ma sapevo che era un disincentivo al mio fancazzismo. Così accettai. Oltre al padrone di casa, c’era una nana e un terzo che andava dietro alla nana. La nana però aveva messo gli occhi su di me. Non che io abbia niente contro le nane, ma questa nana era pure bruttina e tifava Inter. Eravamo seduti al tavolo del salotto e mi stavo annoiando. I tre compagni parlottavano su un problema di statistica che secondo loro aveva un dato errato.
Interessante.
Approfittai del momento di discussione per andare a pisciare. Mi sedetti sul cesso e aprii la finestra. Non dovevo cagare ma mi piaceva pisciare da seduto. Presi un giornale e mi misi sfogliarlo. C’era una intervista a Fanny Cadeo. Aveva due mine che mi avevano sempre eccitato. Era un articolo da classico rotocalco gossipparo e venne fuori il sesso: a Fanny piaceva quando il ragazzo la “corcava” col membro.
Immaginai la scena con quelle due tettone immense e mi eccitai. Non mi resi conto che l’erezione aveva indirizzato il piscio nella feritoia tra il cesso e la tazza. Vidi una grossa macchia gialla allargarsi sul pavimento e infilarsi sotto le mie scarpe. Trasalii e mi alzai di scatto sgocciolandomi addosso. Maremma impestata che casino avevo la statistica delle perecombinato. Avrei fatto meno danni pisciando volontariamente sul pavimento. Per la classica legge di Murphy il rotolo di carta igienica era quasi esaurito. Buttai le ultime due pezze di carta sul pavimento ma si impregnarono subito. Cosa potevo fare per rimediare al bordello? Vidi la tovaglietta per il culo sopra al bidet e decisi di utilizzarla. Mi chinai e cercai di asciugare quel lago paglierino. Avevo imbevuto completamente l’asciugamano ma il lavoro stava venendo bene. Un’ombra oscurò la piastrella sulla quale ero chino. Alzai lo sguardo. Il padrone di casa mi stava osservando allibito dalla finestra aperta. Una sigaretta fumante pendeva dalla sua bocca semi-spalancata.

Ma che cazzo stai facendo?
Scusami…io…ho….
Ma quello è l’asciugamano di mia mamma?
No…io….te lo lavo….

Fece un gesto di disgusto con la bocca, spense la sigaretta e usci dalla visuale.
Mi alzai e andai alla finestra. C’era un terrazzino comunicante con il salotto ma il mio compagno era rientrato. Sicuramente stava già raccontando quello che aveva appena visto.
Smadonnai e gettai l’asciugamano pisciato nel cesto dei panni sporchi.
Poi pensai che anche quelli si sarebbero impregnati di piscio ma ormai non mi importava più tanto.
Mi lavai le mani e tornai in salotto.
I ragazzi non confabulavano più e mi guardavano. Pure quella troia della nana continuava a fissarmi.
Mi misi a sedere e ripresi la penna in mano.

A che punto eravamo? Chiesi.

Continuammo l’esercizio in una atmosfera di imbarazzo generale.
Finimmo l’esercizio e i tre si fermarono nuovamente a fissarmi.
Avrei voluto prendere a calci in culo la nana.
Dissi che si era fatto tardi e che dovevo andare. Il padrone di casa annuì col mento, schifato.
Mi alzai e me ne andai.

di Evangelista

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