Figlio del Dark


Era il periodo in cui si ascoltava metal pesante e Steve si era pienamente immedesimato nel ruolo del capellone borchiato che sbatteva la testa al ritmo della grancassa. Lo trovavi sempre, a fine serata, nella saletta piccola del Rock Planet, quando il Dj concedeva 10 minuti di gloria ai figli del metallo. Steve era il più piccolo, sia di statura che di età, ma tutti, nell'ambiente della musica siderurgica, lo conoscevano per via del suo entusiasmo e delle pezze che attaccava da sbronzo. Maglietta di una band metallara, jeans neri e via che si andava a santificare il metallo.
Quell'anno al Gods of Metal di Milano, c'erano gruppi da urlo e i Manowar avevano annunciato di voler abbattere il record di concerto più assordante della storia. Steve non poteva mancare e si era aggregato con la comitiva dei metallari di Faenza. I metallari di Faenza erano famosi per gli stivali e le droghe che portavano.
Fecero il viaggio in treno e metà di loro scese carponi alla stazione di Milano, piegati dal mix di lambrusco e sambuca che si erano sparati sul vagone. Il vecchio della combriccola, tale Varechina, prima di scendere aveva strizzato l'occhio al piccolo Steve e gli aveva messo in mano un paio di pastiglie bicolore. Disse che gli sarebbero sicuramente servite nel caso in cui l'alcol e la stanchezza avessero preso il sopravvento. In quelle maratone musicali, se non eri fisicamente forte e pronto, ti spazzavano via come un tornado della Louisiana, soprattutto durante i vortici di pogo delle band più incazzose. Un paio di anfe lo avrebbero tenuto sveglio e lucido durante quell'inferno, parola di Varechina. Girando coi più marci di Faenza, Steve non si era neppure preoccupato di imboscare le pillole e le aveva messe nel portaspiccioli del portafoglio. Quando furono nei pressi dello stadio si misero in fila assieme alle altre migliaia di fratelli metallo festanti. C'era un casino bestiale e Steve veniva spatassato e compresso dalla folla. Per fortuna era già anestetizzato dall'alcol, e si faceva trasportare, cantando i ritornelli blasfemi dei gruppi più famosi. Satana, caproni, sangue e dominio erano i temi che si ripetevano. Nei pressi del tornello, vide che la fila scorreva a rilento. Un omone in divisa controllava e perquisiva le anime dannate dei metallari eccitati. Il poliziotto non era intimorito dalla quantità, e distribuiva a destra e manca dei manrovesci, per riportare all'ordine gli animi più focosi. Condiva le percosse con insulti al metallo e alle madri concipienti di tutta questa spazzatura. Nessuno osava ribellarsi al grosso e cattivo tutore della legge. figlio del dark
Steve si ricordò solo all'ultimo della droga nel portafoglio e, non avendo tempo, si infilò il portafoglio nelle mutande. Aveva un pacco alla Rocco Siffredi ora, ma quasi sicuramente il cattivo tenente non gli avrebbe messo le mani sul cazzo. Il problema occorse quando il portafoglio, dalle mutande, iniziò a scivolare lungo la gamba. Si trovava ad un metro dal grosso poliziotto e il portafoglio stava cadendo. Steve iniziò a camminare lentamente, serrando le gambe come chi se l'è fatta addosso. Il poliziotto squadrò quel piccolo metallaro sudato che si trascinava le gambe. Fu lì lì per dirgli qualcosa ma poi guardandolo in faccia pensò che quel piccolo fan avesse una sorta di deformazione spastica. Dopotutto non era che un altro mongolo che si aggiungeva a quel branco di subdotati metallari.
"Mi fate schifo" disse e accompagnò con lo sguardo quel piccolo spastico che gli passava innanzi.



di Evangelista

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