Blow-jab


Era il periodo in cui Alex credeva ancora nelle sue doti da conquistatore. Gli piaceva la figa e non si tirava indietro di fronte alle sfide. Col suo piglio da presentatore-poeta apriva varchi di conversazione in situazioni chiaramente improprie, incassando come un grande pugile messicano.
Messo all'angolo si chiudeva in difesa e attendeva il momento opportuno per sferrare un gancio all'impavida signorina arrogante. La sua forza era un mix di alcol e dialettica che non lasciava scampo, soprattutto alle sciacquette pseudo-intellettuali.
Insomma ero lì che parlavo amabilmente con una ex compagna di classe, durante una festa in discoteca, quand'ecco sopraggiungere Alex, attirato dall'odore. Studiò l'avversario per qualche secondo, poi senza guardare, mi scalzò con il braccio destro e si posizionò di fronte alla malcapitata.
"Ciao Chiara".
La bocca era impastata e le parole uscirono distorte. Forse aveva esagerato con l'alcol.
La Chiara fece un sorriso di circostanza che terminò in una smorfia.
Era l'avversario peggiore che Alex potesse trovare sul suo cammino.
"Come va, Chiara?".
Ancora una volta la frase fu incomprensibile. Sembrava masticasse dei sassi o avesse un gomitolo in bocca. Quest'incontro sarebbe stato arduo senza l'uso della favella.
E difatti la Chiara accentuò la smorfia e fece per andarsene. Il match sembrava destinato ad un triste epilogo, ma Alex effettuò una mossa da vero campione: mentre lei si voltava per andarsene, la prese per una mano e la riportò di fronte a sé. La guardò dritta negli occhi, poi abbassò lo sguardo sul suo cazzo, indicandolo col mento. Infine con un cenno del capo la invitò verso l’uscita.
Game, set, match.
Quell'anno arrivò secondo ai mondiali di Marina, dietro al Bef.

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