Il mito americano nelle opere di Pavese


Avevo cambiato nuovamente lavoro, la routine dell'ambiente lavorativo precedente mi stava uccidendo, cosi non appena si era presentata l'occasione avevo sfanculato il vecchio datore di lavoro chiudendo con quelle frasi da film oscar americano che tanto ammiravo: “dopo anni di schiavismo perpetrato e soprusi è giunto il giorno della rivalsa: tu, misero monarca che compravi il mio tempo per due spicci perderai la fonte del tuo denaro e miseramente vedrai il tuo regno disfarsi!” (musica in crescendo e folla in visibilio). folletto mazapegul articoloMi diede un calcio in culo e l'anno successivo raddoppiò il fatturato. Ma questo non fa parte della storia, restiamo sul fatto che avevo cambiato lavoro ed ero carico di motivazioni per intraprendere la nuova cavalcata verso il successo. Amavo il mito del sogno americano in cui tutto è possibile, in cui anche l'ultimo degli stronzi può emergere, the american dream o il big size americano, tutto grande, tutto enorme, dalle macchine all’ego. Ammazza sti ammericani. Così mi presentai al nuovo lavoro carico come un carrello della spesa a natale. Quando entrai nel nuovo ufficio vidi che era un mezzo gabinetto ingiallito con carte e faldoni sparsi ovunque. Il locale era da spartire con un collega piegato su un computer, che sembrava ipnotizzato. Non si girò neppure per salutarmi. Abbozzò un “ciao” sterile e continuò la sua seduta ipnotica. Il desiderio di rivalsa si sciolse immediatamente. Mi sembrava di esser finito dalla padella alla brace, o meglio, al fuoco infernale. Stavo ingiallendo come le carte che compilavo noiosamente ogni santo giorno e la luce in fondo al tunnel diventava sempre più fioca. Il collega aggravava la situazione. Era noioso come un prete e di una banalità disarmante. Poi era un cazzo di precisino che, solo a vederlo, ti faceva salire il nervoso; sembrava vivesse in un libro di geometria o in una cartina stradale. Mai un gesto scomposto. Posizionava ogni oggetto con maniacale attenzione, vestiva come un becchino al primo funerale e aveva un senso dell'umorismo alla Pippo Franco. Se fossi stato in America avrei tirato fuori il mio revolver e gli avrei fatto un buco in fronte, anche con precisione se avesse voluto. Madonna di un Dio se era difficile stare in quel posto. I pochi giorni in cui arrivavo euforico in ufficio perché magari ero riuscito a scopare la sera prima, oppure la fidanzata aveva avuto un abbassamento di voce che l'aveva resa afona, il collega riusciva nell'impresa di abbattere il mio umore col solo sguardo. Inspiegabilmente era sposato e si era addirittura riprodotto. Provavo ad immaginare le scene di sesso da mille e una notte tra lui e la moglie. Ero sicuro che la moglie dormiva quando lui aveva infilato con precisione il suo lapis nel temperino e aveva sborrato. Non andava in vacanza, non spendeva un soldo e non cacava mai fuori. La presenza di questo maniaco ossessivocompulsivo stava affossando del tutto il mio sogno americano di troie, miliardi e yacht. Ma come in tutti i film, soprattutto in quelli americani, c’è il colpo di scena che stravolge la trama.
Accadde che un giorno Mr.Migodolavita alzò la testa dal monitor e mi fece una proposta. Sapeva che anche io sarei dovuto andare ad un battesimo di suoi amici quella domenica, ma siccome non aveva voglia di spendere soldi per il regalo del battezzando, mi chiese se ero disponibile ad una scarpinata nei boschi. L'idea di stare altro tempo con sto palloso mi disgustava ma il solo pensiero di perdere l'intera domenica tra vagiti, preti e altre coppie simili a lui mi terrorizzava. Le avevo tentate tutte per spiegare alla mia fidanzata che odiavo i mocciosi e questo tipo di feste religiosofamiliari, che questi non erano amici miei ma addirittura amici del mio collega disturbato, motivo in più per non partecipare. Avevo messo sul piatto della bilancia persino la possibilità di invitare sua sorella e quel deficiente di suo marito a cena. Se necessario l’avrei accompagnata a quei suoi incontri di quartiere in cui l'argomento più interessante era dove posizionare il bidone del rusco. Niente. L’unzione del Signore era un evento sacro da rispettare. Quando però avevo accennato al fatto che un mio collega, con gravi problemi psichici e di socialità, aveva teso la mano in cerca di supporto, era uscito quel suo spirito da crocerossina per cui aveva aperto uno spiraglio alla possibilità di sacrificare il battesimo per aiutare un bisognoso. Mi aveva concesso di saltare la cerimonia religiosa ma avrei dovuto raggiungerla nel pomeriggio per non offendere eccessivamente il nostro Signore. 

Quella domenica io e il mio collega partimmo per la montagna di buon’ora per esser presto di ritorno. Il viaggio avvenne nel completo mutismo.
Il luogo scelto dal collega per la camminata era un monte poco frequentato dagli amanti del trekking e dagli amanti in generale: per scopare non era necessario arrivare sin lassù.
Dopo una bella serie di tornanti arrivammo in vetta ad un passo che segnava l'inizio del nostro percorso. Scesi dalla macchina e il collega apri bocca per la prima volta. Mi chiese: - ti piacciono i funghi?-
- Ah, pensavo fossimo venuti per una camminata, non per cercare i funghi?-
-Faremo entrambi c'è una riserva che in pochi conoscono nella quale crescono diverse specie di funghi e per arrivarci c'è da scarpinare un bel po'.-
Che sorpresa, il necroforo aveva anche altri interessi oltre alla depressione e alla geometria.
-Va bene!- dissi con eccessivo entusiasmo – partiamo.-
Durante la camminata provai ad intavolare un discorso ma Mortimer, dopo l'exploit iniziale, era rientrato nella tana e la sola cosa che lo destava dal perenne letargo erano domande legate ai funghi. Siccome a me la micologia ha sempre fatto cagare, esaurì presto gli argomenti. Come un politico che interrogasse i cittadini sui loro reali bisogni. Non c'era interesse nelle risposte. Dopo due ore di ripidi dislivelli è noiose spiegazioni arrivammo ad un remoto falsopiano coperto d'erba. Effettivamente sul manto erboso crescevano grappoli di funghi tutti della stessa famiglia. Era un tipo di fungo che non avevo mai visto ma io non andavo oltre il porcino.
Il collega si chinò, ne raccolse qualche esemplare, ripulì velocemente la cappella e se li mise in bocca.
-Ah, questi si mangiano direttamente così?- chiesi.
-Questi sono i funghi degli gnomi, crescono solo vicino ai loro villaggi.-
Alè, rullo di tamburi, pensai, il ragazzo è partito di bicocco. Mi sembrava strano che tutto stesse procedendo tranquillamente.
Me ne offerse uno.
-No grazie, non vorrei mai che uno gnomo si offendesse.-
Ora capivo come aveva limato il suo cervello nel tempo.
- Ogni quanto vieni alla ricerca di questi funghi?- domandai.
- Ogni volta che ho bisogno di vedere gli gnomi. -
La sostanza psicotropa doveva aver già cominciato il suo effetto.
- Tua moglie sa che parli con gli gnomi? -
- Sì, ma lei non vuole. Me lo ha vietato, per questo ti ho portato quassù, mi serviva un pretesto. -
Annamo bene.
- Credi negli gnomi? - mi chiese.
- Sì, certo, negli gnomi, Geppetto, e Paperino. -
Forse era meglio nella veste di zombie geometra che quella di santone in acido.
- Loro abitano le zone remote del bosco e si muovono solo di notte, però ogni tanto sono costretti ad uscire anche di giorno per procurarsi il cibo come questi funghi o lo stramonio o erba del diavolo principalmente. Se li mangi si lasciano avvicinare perché attratti dall’odore emesso dal tuo corpo. -
-Sì, certo,...stramonio, odore del corpo….-
Provavo ad assecondare questo demente visionario perché iniziava a spaventarmi. Trovarmi con un fuori di testa a 1500metri di altezza, sperduto in mezzo ad un bosco, non era il massimo delle situazioni.
- Una volta ho inseguito uno gnomo sino al suo villaggio e ho visto la sua famiglia anche se, a dir la verità, nella comunità gnomica non esistono nuclei familiari. Vige una sorta di comunismo sociale in cui ognuno appartiene a tutti. Gli gnomi non conoscono la gelosia e dividono tutto quello che hanno. -
- Quindi hai scopato la sua gnoma? -
 -La società degli gnomi ha una sola figura al vertice, detta Knudu e tutti gli altri sono su livelli paritetici. -
 -Ah tipo una Russia nel bosco, una dittatura comunista gnomica? -
La situazione stava diventando imbarazzante nonostante cercassi di mascherarla con l'ironia.
- Il Knudu ha poteri magici che gli permettono di volare e rendersi invisibile per cui, a differenza degli gnomi normali, é più difficile vederlo. Conosci la storia dei mazapegul? Questi non sono altro che Knudu che si spingono sino ai centri abitati. Mia nonna ne ha visto uno.
- Certo, d'altronde è di famiglia....e che lingua parli con sti ometti? -
- Non parlo, loro comunicano per telepatia mentale. Se riesci a trovare la loro frequenza puoi sentirli. -
Volevo dirgli che lo stavo mandando affanculo più volte telepaticamente e se sentiva la mia frequenza.
- Senti, forse è meglio che rientriamo, sai, ho promesso di arrivare al battesimo nel pomeriggio. -
- Fregatene del battesimo. Gli gnomi sono agnostici. Credono solo nel loro capo. -
- Senti, io invece credo che stiamo andando oltre. Tu non batti a tempo. Prendi le medicine o i funghi che ti fanno tornare muto e torniamo alla macchina. -
Iniziavo a innervosirmi e ad avere un certo timore. Se questi funghi alimentavano la sua pazzia, era capace di trasformarsi in un Hannibal Lecter.
- D'accordo.- rispose inaspettatamente e volse lo sguardo alla boscaglia.
Mi misi davanti e mi incamminai sul sentiero di ritorno. Il collega era ripiombato in un mutismo inquietante anche se, quando mi giravo per guardarlo, sembrava volesse dirmi qualcosa.
Ad un certo punto mi diede un gran calcio nel culo che quasi mi fece capitolare.
-Ma che cazzo sei scemo? -gridai, non appena ripresi l'equilibrio.
- Scusa, mi é scappato. - Disse, quasi si vergognasse. Poi mi mollò un ceffone - Tu mi hai offeso.-
Volevo dargli un pugno in bocca con tutta la forza ma mi diede un altro manrovescio che mi stese.
-Tra poco saranno qui. -
Mi alzai con la faccia rossa come il culo di un babbuino e presi a scappare. Mi sentivo vigliacco ma lottare con un essere psicopatico poteva rappresentare un problema.
Iniziò a rincorrermi. Era veloce quest’essere immondo. Avevo il cuore in gola. Forse non solo il cuore.
A causa della goffaggine o la paura che mi paralizzava le gambe, il visionario stava guadagnando terreno. A pochi metri da me gridò:
- L'hai visto?-
- Chiii?? - risposi d’istinto, non perché ero interessato ma perché non capivo più nulla.
- Lo gnomo! -
Nella disperazione urlaii - Senti mi sono rotto il cazzo delle tue stronzate, vai a fare in culo te e…-
Non feci in tempo a finire la frase che il seguace degli gnomi aveva abbandonato il sentiero e si era buttato giù per un pendio con fitta vegetazione.
Lo persi subito di vista e il bosco si chiuse dietro di lui. Ero spaventato, non sapevo che fare. Poteva tornare da un momento all’altro. Mi fermai e iniziai a piangere come una checca isterica. Rimasi in questo stato di crisi psicologica per un tempo indefinito. Sognai i prati verdi e cani bianchi che mi leccavano le dita.
Riemersi dalla disperazione e mi guardai attorno. Sembrava che il mondo mi avesse abbandonato. Con tutti gli stronzi disgraziati che abitano questa terra perché proprio a me? Un picchio iniziò a percuotere un albero. Che senso aveva questo?
Stavo impazzendo ed io non ero quello che aveva mangiato i funghi degli gnomi o quelle erbe maligne!
Chiamai il collega con tutta la voce che avevo in corpo. Mi sentivo solo ed ero prossimo ad un’altra crisi isterica. Pensai che la colpa di tutto questo era degli americani. Sti stronzi con le loro manie di grandezza e di protagonismo. Mi avevano spinto ad esser un ambizioso con la necessità di alzare continuamente l’asticella o di avere un’automobile sempre più grossa. Emergere dalla folla e paventare la propria supremazia. Ma se il destino mi aveva portato sin qui dovevo rivedere la mia filosofia di vita. Dovevo allargare il garage prima di comprare la macchina grossa.
Dal sentiero di fronte sbucò un grosso cane bianco.
Come un angelo mandato dal Signore, il cane si avvicinò.
Lo fissai negli occhi e desiderai ardentemente che mi leccasse le dita.

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