Questione di palle

 

Il vecchio Bollori aveva sempre uno stuzzicadenti in bocca che teneva da un lato come se fosse Clint Eastwood.

Invece era Bollori, era vecchio e non aveva una pistola. Abitava in una piccola casa annerita dalla muffa e dalla polvere nel paesotto isolato di Cassinaio.  Tutti conoscevano Bollori perché si faceva odiare ben volentieri e soprattutto a Cassinaio vivevano quattro anime in croce.  Si diceva che gli antenati di Cassinaio avessero fornicato talmente tanto tra di loro da aver messo in seria difficoltà Madre natura. Non che l’uomo d’oggidì non stia mandando a puttane la Terra in cui vive, ma contro i Cassinai Madre Natura aveva abbandonato presto il tavolo da gioco e neanche ci aveva provato a competere.

Avevano una tale voglia di infilarsi l’un con l’altro che non esisteva razionalità ed etica. Si viveva di istinti primitivi e bisogni elementari. Se andavi in città e dicevi che eri di Cassinaio la gente iniziava a schifarti quasi quanto un africano che ruba il lavoro. Il problema era che molte volte la gente se ne accorgeva dal solo modo di vestire, camminare o parlare.

Il dna dei Cassinai aveva delle eliche sbilenche con palle anomale. Ormai le palle si erano deformate, quindi se un Cassinaio figliava con un normale, le strane palle genetiche venivano trasmesse al nascituro. 

Bollori, però, non poteva più trasmetterle .

Da giovane le palle di Bollori avevano funzionato a menadito ma siccome in paese aveva già profanato tutto quello che poteva aveva deciso di scendere in città…Un tempo le persone della città erano meno scaltre e più aperte alle esperienze e per Bollori era stato facile mascherare le sue origini. Era giunto in città da forestiero raccontando a tutti di esser milanese.  Nell’osteria in cui chiese ospitalità disse di esser un cuoco e di aver abbandonato Milano dopo la chiusura del ristorante paterno. Una nuova esperienza in una nuova città era quello che ci voleva per riattivare gli stimoli sopiti.

L’oste si era convinto che la novità del milanese in cucina avrebbe attirato maggior clientela, per cui lo prese sotto la sua egida e lo mise alla prova. Il primo giorno fu duro per il giovane Bollori. Fingere di essere una persona normale e soprattutto un cuoco non è cosa che si inventa di sana pianta.  A fine giornata, tra lo scetticismo del vecchio cuoco e dell’oste, decise di levarsi da una situazione scomoda.

Prese uno di quei grossi coltelli da carne e si presentò in sala con un pezzo di pollice in mano, o meglio quel che restava della sua mano. Poi andò in cucina, scaldò il coltello sulla fiamma e cauterizzò la ferita.

L’oste, inorridito dalla freddezza con cui questo forestiero maneggiava il suo arto amputato, concesse a Bollori di restare a dormire dopodichè poteva portare la sua cucina milanese e il suo moncherino lontano da lì. Poco importava a Bollori, anzi, si era assicurato un letto per la notte.

 La mattina seguente con la mano gonfia come l’impasto di un pizzaiolo, uscì dall’osteria e si diresse al mercato del pesce. Era appena finita l’asta e la folla scemava. Alcuni inservienti portavano via il sangue sul pavimento con grosse scope di saggina. L’odore era forte e stantio e un nugolo di mosche appestava l’ambiente. Si avvicinò ad un garzone e chiese a chi poteva domandare un lavoro. Il garzone annoiato rispose che il padrone del mercato se n’era già andato col malloppo a godersi un bel pasto e scolarsi una bottiglia di rosso. Se proprio voleva lavorare però, poteva attendere la sera davanti casa del Sig.Pasturino.

Pasturino era uno dei mercanti più ricchi della città e nel suo negozio trovavi abiti lussuosi, stoffe pregiate, pietre rare e miscele di caffè magiche. Si diceva che il caffè di Pasturino provocasse dipendenza e ti facesse tirare l’uccello come se fosse attaccato ad una stella. Sin da giovane Pasturino era stato un traffichino e dopo la morte violenta del padre, aveva vagato per il mondo costruendosi una fitta rete di relazioni, soprattutto con il medio oriente. Malelingue sostenevano che profanasse tombe di ricchi sceicchi, altri erano certi avesse stretto legami coi poteri oscuri della massoneria e la vera mercanzia fosse nascosta dentro gli oggetti che comprava. Ogni sera davanti al negozio arrivava un carro pieno di sacchi e bauli e Pasturino elargiva denaro ai ragazzi del quartiere per scaricare la mercanzia.
Un giorno però la manovalanza era venuta a mancare. Un ragazzino era morto nel magazzino. I genitori del quartiere avevano interdetto ai figli di continuare a lavorare per il mercante. Il giudice disse che il ragazzo era stato schiacciato dalla caduta di un pesante baule in ferro che gli aveva frantumato la scatola toracica. Non fu menzionato il fatto che il ragazzo era stato trovato completamente nudo. Il caso venne archiviato come disgrazia del divino e Pasturino lavò il sangue con una lauta offerta alla famiglia. Il giudice che si era occupato del caso si comprò una delle più belle magioni sulle rive del fiume. Le coincidenze furono notate anche dagli orbi ma la paura non fa rima con “giustizia”.
Tuttavia i soldi non poterono comprare il ritorno di giovani corpi eburnei dentro al suo magazzino e Pasturino dovette ripiegare sull’aiuto del vecchio mugnaio caduto in disgrazia e di Balletti, l’alcolizzato della taverna. Il problema era che Balletti molto spesso camminava a quattro zampe come una capra stordita e il mugnaio non era più forte come un tempo quindi Pasturino doveva triplicare la mancia al conducente per venirne fuori.  Si sa che l’avidità è direttamente proporzionale alla ricchezza per cui il giovane garzone era convinto che se Bollori si fosse presentato davanti al negozio avrebbe avuto buone possibilità d’ingaggio vista la necessità di manodopera. Anche se aveva una mano monca era comunque più  di performante di un alcolizzato.

 
La sera stessa si presentò davanti al negozio.
Arrivò il carro seguito da un opulento signore che doveva essere il mugnaio. Quando Pasturino aprì la porta del magazzino sul retro, Bollori si fece sotto e gli offrì le braccia.
Raccontò brevemente la sue origini milanesi, tralasciò l’episodio della taverna, e disse di aver avuto l’informazione al mercato del pesce.
Pasturino corrucciato studiò il forestiero: l’aria che aveva era alquanto bizzarra, e pure la palandrana che vestiva destava stupore; aveva, inoltre, la mano sinistra violacea e gonfia ma non vedendo Balletti fu costretto ad assentire.
Ad una condizione: a fine lavoro sarebbe stato perquisito per evitare ruberie o furti dal magazzino.
Bollori non aveva nessun problema a sentire le mani di un altro sul suo corpo.  Entrò in magazzino con due pesanti sacchi sulle spalle e si accorse che l’aria era pregna di un denso odore dolciastro, simile alla cannella ma più pungente. Non fece in tempo a guardarsi attorno che una mano gli premette sul viso uno straccio bagnato. Etere.

Quando rinvenne si trovò legato ad una sedia con del fil ferro.
Aveva ancora quell’odore sgradevole fin dentro le narici e la testa ondeggiava come un ballerino di samba. Non capiva esattamente dove si trovava perché l’ambiente era buio e la samba non aiutava a mettere a fuoco.
Dopo un tempo indefinito si aprì una porta. Entrò un uomo ubriaco che gli fece sentire l’alito da vicino. Lo toccò, si tirò fuori l’uccello e gli pisciò in faccia. Poi andò a chiamare qualcuno.  Alla samba si era aggiunta della strana piña colada puzzolente. Si accesero le luci. Entrò un cane di nome Pietro. 
Seppe il suo nome perché il cane stesso si presentò come Pietro.

Disse che aveva capito sin dal principio che Bollori era un mendace e che un uomo con nove dita e mezzo non è mai un buon presagio.  Bollori si guardò attorno e vide che si trovava ancora nel magazzino di Pasturino ed era completamente nudo.  Il cane iniziò a mordicchiargli le palle. Bollori s'irrigidì.
«Mi piacciono le tue palle» disse il cane.
«Sanno di selvaggina. Queste sono palle di un uomo rozzo, abituato a dormire in terra e  litigare coi topi».Poi lasciò la presa e si voltò verso l'ingresso.

 «Messère,venga avanti, questo è un bugiardo ma ha palle da soldi ». 

Dopo qualche secondo entrò Pasturino e carezzò la criniera di Pietro

«Ben fatto. Ora vediamo chi è veramente il ladro».Si avvicinò a Bollori che tremava come una foglia. «Lo sai che che i testicoli umani sono una merce preziosa?Producono ormoni androgeni dai quali si ricavano sostanze stupefacenti. I miei clienti pagano caro ma vogliono prodotti di prima qualità. Pietro è un cane speciale. Ho inserito il genoma umano in una specie canina.Ora è un cane da palle.Specilizzato in testicoli. Secondo te perchè parla?»e scoppiò in una fragorosa risata. «Pietro mi ha aperto le porte del paradiso». Prese in mano i coglioni di Bollori e tirò con forza verso il basso come se dovesse suonare la campana più pesante del mondo.

Anch'io avevo un cane. Non parlava, però annusava spesso le palle alle persone. Se fosse stato come Pietro mi avrebbe fatto risparmiare un sacco di tempo indicandomi i veri coglioni.

Condividi

share on facebook share on twitter